Mario Gennaro - Official web/blog online

Aiutare

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Sento parlare sempre di più di persone che vorrebbero adottare un bambino e crescerlo ed amarlo come uno proprio. Che bello, mi viene da dire, ma poi penso… a tutto ciò' che vedo quando torno in europa, quando vado qualche giorno, nei miei viaggi, in capitali mondiali come Pechino, Londra, New York e vengo a contatto con un mondo completamente diverso dal mio… E li la mia mente, quando non dorme per sognare un mondo fatto di uguaglianza e pari opportunità vitali, comincio a pensare che, oramai, il mondo non ha davvero più tempo di offrire ai suoi inquilini, la possibilità di innamorarsi, cercare di capirsi, programmare un vero futuro solido e magari anche sposarsi e creare una famiglia. NO, questo tempo e' finito. E' stato riempito da iPhone, cene, vestiti, pensieri su cosa pensano di noi, ansie e malattie varie di cui non si conoscono le cause e i sintomi, ma che una casa farmaceutica sa esattamente quanti soldi devi spendere per curarti. E quindi? E quindi la vita la si viva davvero, lavoriamo 18 ore al giorno e le restanti andiamo in palestra e ha bere un drink con due orologi al polso e 3 telefonini. Conosciamo una persona e sposiamoci di fretta in un comune senza sapere il nome dei genitori del nostro partner. E poi? e poi non ce tempo per programmare nulla se non la sveglia di domenica mattina per andare in un'ottima località marittima o di montagna, per sfoggiare tutto ciò che abbiamo ottenuto dalle 18 ore di lavoro grionaliere. E la famiglia? bhe adesso si possono adottare i figli!!! Sembrerebbe anche una cosa buona, tanto a certi poveri sfortunati di bambini in condizioni di vita pessime, non per loro scelta, rischiano di passare da un'infanzia senza cibo ad una che di cibo gliene dara' anche troppo e gli insegnerà che fino a che ci sono persone povere ce ne saranno di ricche, gli insegneranno che ci sara' qualcuno che potrà soffrire per cose inutili, come essere bocciato a scuola o semplicemente non essere abbastanza ricco da poter comprare ciò' che gli piace o non poter entrare addirittura in certi luoghi per poter ammirare posti e cose nuove….. e gli insegneranno anche che soffrire fa parte della vita… e si dimenticherà' quali sono i veri motivi per cui stare male o bene… ma per fortuna ci sono possibilità' di verse… e sempre di più e' possibile trovare realtà che offrono l'adozione a distanza.
Ringrazio Dio perché almeno, in questo mondo di parassiti, ce qualcuno che puo' ancora crescere lontano da questo modo di vita cosi diverso e lontano da quello che forse si puo' ancora definire Natura. Adottate un bambino sfortunato, ma non portatelo in casa, sarebbe come aiutare un assetato dandogli dell'acqua salata!

adottate a distanza: adozioneadistanza.actionaid.it

Origami

Oggi vi presento e spiego come creare un bellissimo uccello che sbatte le ali.

La creazione di questo origami è abbastanza semplice ma di effetto.

Se non avete ancora la carta adatta vi consiglio di guardare qui dove troverete tanti tipi di carta diversa per le vostre creazioni.

Come sempre vi consiglio di seguire passo passo le spiegazioni sotto e utilizzare i disegni per effettuare in modo esatto le pieghe dei vari passaggi in modo da ottenere il miglior risultato.

DIFFICOLTA: media

ISTRUZIONI:

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1- Iniziate con un foglio di carta quadrata con il lato colorato (in caso abbiate entrambi i lati colorati segnatevi uno dei due come colorato per le pieghe) verso di voi, piegate la parte superiore verso il basso e poi riaprite, ora piegate l’angolo di sinistra verso destra, fatto cio riaprite il foglio e giratelo nell’altro lato bianco.

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2- Ora piegate bene prima a metà dall’alto verso il basso, riaprite il foglio, e piegate ora da sinistra verso destra sempre a metà come indicato in figura.

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3- Adesso, sfruttando le pieghe che avete fino ad ora fatto, portate l’angolo superiore ed i due laterali verso l’angolo inferiore, fatto cio appiattite il modello.

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4- Ora piegate i due lembi davanti verso il centro del foglio poi riaprite

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5- Adesso piegate l’angolo superiore verso il centro come indicato in figura e poi riaprite.

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6- Bene, ora dovrete aprire il lembo superiore e portarlo verso l’alto, mentre fate questa operazione dovrete anche premere i lati del modello verso l’interno allo stesso tempo, otterrete cosi la figura tre in alto.

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7- Ora semplicemente girate il modello dall’altro lato e ripetete i passaggi 4 – 6 sull’altro lato.

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8- Ora piegate le “gambe” verso l’alto lungo i bordi esterni poi tornate alla posizione iniziale.

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9- Sfruttando le pieghe fino qui fatte, piegate i due lembi inferiori verso il dietro del foglio.

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10- Ora invertite le pieghe della testa verso l’interno come mostrato in figura ed allargate un pochino.

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11- Ed ecco finito il nostro uccello che sbatte le ali!

Per far in modo che sbatta le ali dovrete tirare leggermente la coda verso l’interno come mostrato in figura.

Ed ecco il nostro uccello che sbatte le ali!!


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creareconlacarta.it



Risiko

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Giocatori

Vista la vastità del gioco e la complessità di certe strategie, il numero di giocatori va da un minimo di tre a un massimo di sei.

Strumenti
Il tabellone principale su cui si svolge il gioco è una rappresentazione stilizzata del mondo suddiviso in sei continenti: America Settentrionale e Meridionale, Europa, Africa, Asia e Oceania. A loro volta ogni continente è suddiviso in un numero diverso di territori per un totale di 42, così ripartiti:
America Settentrionale: Groenlandia, Alaska, Territori del Nord-Ovest, Alberta, Ontario, Quebec, Stati Uniti Orientali e Occidentali, America Centrale;
America Meridionale: Argentina, Brasile, Perù, Venezuela;
Europa: Islanda, Gran Bretagna, Scandinavia, Europa Occidentale, Settentrionale e Meridionale, Ucraina;
Africa: Egitto, Congo, Madagascar, Africa del Nord, Orientale e del Sud;
Asia: Medio Oriente, Urali, Afganistan, India, Siam, Cina, Mongolia, Jacuzia, ─îita, Kamchatka, Giappone;
Oceania: Nuova Guinea, Indonesia, Australia Orientale e Occidentale.
Questi territori sono presenti anche su altrettante carte territorio. Sono inoltre presenti ai fini del gioco delle carte obiettivo. Lo spostamento e l'occupazione dei territori è indicato anche dalla presenza di piccole armate di carri armati di sei colori diversi (Blu, Giallo, Nero, Rosso, Verde, Viola), un colore per ogni giocatore. Fanno inoltre parte del gioco sei dadi, tre rossi e tre azzurri, indicanti rispettivamente l'attacco e la difesa.

Regole
Il gioco comincia con la distribuzione ad ogni giocatore di una carta Obiettivo (pescata a caso tra quelle mescolate) e da un numero prestabilito di armate, che cala con l'aumentare dei giocatori (35 armate se si gioca in tre, 30 se si gioca in quattro, 25 se i giocatori sono cinque e 20 se i giocatori sono 6). In seguito, si procede alla distribuzione delle carte territorio, date a tutti i giocatori fino all'esaurimento. Su ognuna di queste carte è indicato un territorio presente sul tabellone: pertanto indicano quali territori siano già in possesso di ogni giocatore, il quale si occuperà di disporre su di essi un numero a propria scelta di carri armati, in modo da occuparli tutti. Una volta effettuata questa preparazione, le carte vengono restituite al giocatore che copre anche il ruolo di mazziere, il quale si occuperà di mescolarle nuovamente e metterle a lato. Si comincia la partita stabilendo chi inizia con il lancio più alto del dado e proseguendo in senso antiorario. Durante il proprio turno ogni giocatore può svolgere tre attività principali: rinforzare le proprie armate, attaccare, spostare. Il rinforzo avviene all'inizio del proprio turno, e consiste nell'incrementare il numero delle proprie armate aggiungendovi ulteriori carri armati risultanti dal numero di territori già occupati diviso tre, arrotondato per difetto. Pertanto, se un giocatore all'inizio del suo turno possiede 9 territori, avrà diritto a rinforzare le proprie armate con tre ulteriori carri armati.

Ulteriori rinforzi sono previsti qualora un giocatore sia riuscito ad occupare un intero continente, secondo questo criterio:

  • Occupazione dell'Asia: 7 armate
  • Nord America o Europa: 5 armate
  • Africa : 3 armate
  • Oceania o Sud America: 2 armate

Una volta stabiliti i rinforzi, il giocatore può decidere di svolgere una delle due seguenti azioni: Attacco e/o Spostamento. Attacco: Al suo turno, il giocatore può decidere di attaccare un numero a sua scelta di territori confinanti con le proprie armate. La fase di attacco si svolge tra il giocatore che attacca e quello che difende attraverso il lancio dei dadi. Il numero dei dadi da lanciare è stabilito dal numero di armate che si decide di schierare in guerra meno una, fino ad un massimo di tre dadi per volta. Ognuno dei giocatori lancia il numero di dadi corrispondenti, e poi si confronta i valori ottenuti, il più alto dell'attaccante con il più alto del difensore, il secondo con il secondo e così via. Per ogni punteggio più alto, il perdente deve togliere un'armata dal tabellone. In caso di parità il punto va al difensore. La fase di attacco può continuare fino a che uno dei due giocatori non ha esaurito le armate (e in tal caso il territorio viene conquistato) o se l'attaccante decide deliberatamente di sospendere l'attacco. Spostamento: conclusa la fase di attacco, il giocatore può decidere di eseguire un solo spostamento, di quante armate vuole, da un territorio ad un altro. Una volta che un giocatore conquista un nuovo territorio, pesca una carta territorio. Su di esse, oltre al simbolo di un territorio (che in questa fase non viene considerato) c'è un piccolo stemma raffigurante un cannone, un fante o un cavaliere. Questi stemmi permettono di accrescere ulteriormente il rinforzo.

Al raggiungimento di determinate combinazioni di stemmi, si può fare una dichiarazione di gioco e ottenere:

  • 4 armate con tre cannoni;
  • 6 armate con tre fanti;
  • 8 armate con tre cavalieri;
  • 10 armate con tre simboli diversi;
  • 12 armate con un simbolo jolly e altri due simboli uguali.

Si può contare inoltre su altre due armate extra se tra le carte dichiarate ce n'è una corrispondente a un territorio già occupato.


Scopo
Per determinare lo scopo di gioco, ogni giocatore all'inizio della partita pesca una carta Obiettivo. Queste si differenziano tra loro e solitamente richiedono la conquista di determinati continenti, di un numero stabilito di territori, o l'eliminazione di un'armata. Più nello specifico, gli obiettivi sono: -Conquistare 24 territori; -Conquistare 18 territori tenendoli però tutti occupati con almeno due armate ciascuno; -Conquistare il Nord America e l'Africa; -Conquistare il Nord America e l'Oceania; -Conquistare l'Asia e il Sud America; -Conquistare l'Asia e l'Africa; -Conquistare l'Europa, il Sud America e un terzo continente a scelta; -Conquistare l'Europa, l'Oceania e un terzo continente a scelta; -Distruggere completamente tutte le armate di un colore (se però tale colore non sta giocando o se corrisponde a quello del giocatore, l'Obiettivo si trasforma in "Conquista 24 territori"). Ogni giocatore dovrà quindi riuscire a raggiungere il proprio obiettivo cercando di non farlo scoprire agli altri giocatori, in modo da essere ostacolato il meno possibile nel raggiungimento dello stesso.

Storia

La storia del Risiko comincia nel 1957, quando il regista francese Albert Lamorisse inventa il gioco La Conquête du Monde, poi prodotto dalla Parker Brothers, ora divisione della Hasbro. Col tempo sono state create numerosissime versioni differenti del Risiko, come quello ambientato al tempo degli antichi romani, o una versione futuristica.

regoledelgioco.com

Addio di Totti

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Anche gli angeli del cielo piansero domenica 28 maggio mentre si svolgeva il rito dell’addio di Francesco Totti alla maglia giallorossa. Quel lungo, interminabile, addio – durato quanto un intero campionato di calcio – che ha trasformato l’allenatore Luciano Spalletti nel boia mefistofelico (anche per un certo quale feticismo pilifero) del sogno spezzato di un’eterna giovinezza.

Eppure, altri dei degli stadi prima di lui avevano dovuto prendere atto dell’inesorabile scorrere del tempo. Alfredo Di Stefano, Gigi Riva, Pelé, Johan Cruijff, Gianni Rivera e Roberto Baggio, Michel Platini, Bobby Charlton e Denis Law, Franz Beckenbauer, Omar Sivori fino al nostro ultimo asso assoluto Paolo Maldini: una coorte interminabile di grandissimi usciti di scena con estrema decenza e senza strepiti. Poi ci sono stati quelli che non volevano arrendersi e continuavano a calcare i campi da gioco ben oltre il tempo assegnato da madre natura: il campione ungherese del Real Ferec Puskas, che giocò (con la panciera) fino a 39 anni, e il primo pallone d’oro Stanley Matthews, sulla breccia fino a 50 anni e cinque giorni.


Sopravvissuti alla propria gloria circense, circondati dall’affettuosa tenerezza di tutti i pubblici. Anche perché a quell’età le gambe sono ciò che sono e i gesti atletici un pallido ricordo di antichi e non più ripetibili colpi straordinari. Tanto che il Capitano romanista per antonomasia e la sua incrollabile tifoseria avrebbero dovuto fare un monumento al trainer che ne centellinava le uscite, evitando figuracce a scapito del ricordo di passate grandezze; mentre la squadra raggiungeva risultati eccellenti, come l’entrata in Coppa dei Campioni grazie alla piazza d’onore conquistata.

Invece, abbiamo assistito alla teatralizzazione che più nazionalpopolare non si può: il piagnisteo da prefiche di tutte le mamme d’Italia per un calciatore di qualità eccelsa, che come uomo non è mai riuscito a oltrepassare la soglia dell’infanzia. Un Peter Pan piacione che dal calcio ha ricevuto gloria e ricchezza, senza che il quarantenne riuscisse a predisporsi per l’inevitabile dopo. E che su questo smarrimento ha trascinato un intero popolo in gramaglie. Fino alla consunzione dell’atleta.


Insomma, la metafora di un’italianità mammista e compagnuccia, che coltiva il richiamo irresistibile del rassicurante porto di casa, del quartiere, della dimensione comunitaria che mette radici nel richiamo pantofolaio dei sempiterni rituali domestici. E – così facendo – vanifica gli straordinari talenti avuti in dono. Il tanto celebrato attaccamento alla propria romanità, intesa come squadra e paesaggio urbano, non aveva come motivazione reale una buona dose di pigrizia? Il rifiutare di mettersi in gioco affrontando esperienze altrove, che gli avrebbero consentito di valorizzare la propria carriera con obiettivi e risultati ben più ambiziosi di quelli conseguibili da invecchiato enfant du pays.

Mettendosi in gioco, come Zinedine Zidane che lascia i troni francesi per misurarsi a Torino e Madrid; come il ragazzino Lionel Messi che attraversa l’oceano per migliorarsi e diventare il primo del mondo. Un Totti meno casereccio non avrebbe potuto ambire a un tale suggello? Ma qui salta fuori la nostra tipica natura emotiva che avvolge nel patetismo il senso delle cose. Per cui l’attitudine rinunciataria diventa fedeltà. Per cui Gonzalo Higuain scade a “core ingrato” per gli aficionados del San Paolo, quando è solo un professionista che ha dato ai napoletani quanto si era impegnato a produrre (gol a ripetizione), per poi scegliere di investire gli ultimi anni a disposizione in una società più strutturata; garanzia di risultati che lo incoronino campione. In un gioco che ormai da tempo è solo entertainment, business, non parrocchietta.

Per Francesco Totti, il rimpianto è ciò che ancora di più avrebbe potuto essere, le imprese che avrebbe potuto compiere; e il rammarico per il sentimento appiccicoso e campanilistico che lo condannava all’incompiutezza del Pupone.



ilfattoquotidiano.it

Notte Stellata

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Anno di produzione: 1889
Dimensioni: 73×92 cm
Dove si trova: New York, Museum of Modern Art

Il quadro come indicato nelle caratteristiche sovrastanti si trova attualmente in uno dei musei più famosi del mondo, ovvero il Museum of Modern Art e rappresenta uno dei più grandi prodotti di questo artista. Il quadro ha ricevuto dalla critica un apprezzamento unanime, e oggi cercheremo di capire qual’è il senso e la tecnica che si trova dietro questo grande quadro.

Sappiamo veramente poco riguardo il legame tra Van Gogh e la notte stellata, poiché l’artista spediva periodicamente delle lettere al fratello Theo dove raccontava delle sue opere e della sua vita; all’interno di queste missive solo un paio di volte viene accennata questa opera e sempre di sfuggita, creando un grande alone di mistero attorno al quadro. Forse questo è proprio uno dei motivi che ha permesso all’opera di essere così affascinante.

All’interno di una lettera l’artista spiega la sua concezione della notte, definendola viva e molto più colorata rispetto al giorno e proprio nella notte stellata cerca di mettere in risalto la vita angosciosa e turbolenta che lega alla notte. In una prima occhiata, si nota molto rapidamente che il soggetto è un piccolo borgo di notte e con alcuni elementi naturali sullo sfondo.

Tra tutti troneggia il campanile della chiesa, elemento caratteristico dell’Olanda che tra l’altro è anche la patria di Vincent Van Gogh; quest’opera differentemente da molte altre è stata dipinta dall’artista semplicemente grazie ad un ricordo impresso nella sua mente e non utilizzando la tecnica en plein air tipica della scuola artistica dell’Impressionismo.

Forse proprio a causa di questo piccolo cambiamento si può notare che questo dipinto è “meno realistico” rispetto ad altri, poiché l’immagine è stata alterata dalla mentalità dell’artista stesso, portando una semplice illustrazione realistica ad una visione personale del luogo.

La notte stellata è composta in modo molto semplice, poiché il cielo occupa gran parte della tela stessa, e il resto invece è occupato unicamente da tutti gli elementi del borgo e della natura stessa; in questo quadro sembra che si contrastino come in una battaglia costante la tranquillità del piccolo borgo e la forza motoria del cielo, in costante movimento.

I colori utilizzati da Van Gogh all’interno di questo quadro sono ricchi, duri e violenti, senza sfumature o cambi di tonalità, che esprimono fortemente il contrasto accennato poc’anzi. Le stelle nel cielo dominano staccandosi in modo deciso dal colore del cielo che ricopre gran parte del quadro; ci sono colori chiari che vanno dall’azzurro al violetto passando anche ad un blu molto forte che predomina l’intera composizione.

Utilizzando anche diversi elementi di giallo, arancio e bianco in la notte stellata vince tutta l’atmosfera della notte, con i suoi colori particolari che non potrebbero essere trovati in nessuna altra parte. Le stelle stesse, grazie alla propria grandezza e differenza dal cielo in cui “navigano” sembrano essere dei veri e propri punti a cui si possono aggrappare sia colore che pensiero.

Volendo analizzare questo quadro da un punto di vista astronomico, nel 1889, a cavallo tra Maggio e Giugno, lo scenario astrale era proprio come Van Gogh lo aveva dipinto in questo celebre quadro; questo lavoro si pone tra le più importanti immagini notte stellata.

Se sei interessato al meglio e non vuoi fermarti solo alla lettura della Notte Stellata di Van Gogh, e vuoi assolutamente scoprire tutto sui segreti e sulla vita tormentata di Van Gogh, allora il libro qui sotto è proprio quello che cerchi. Oltre a me, più di venti persone confermano che questo libro è rivoluzionario. Allora, cosa aspetti ad acquistarlo?

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